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Vendere casa se l’altro erede è contrario: come fare

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Vendere casa se l’altro erede è contrario. Fratelli e sorelle spesso si ritrovano a litigare per l’eredità una volta che padre e madre passano a miglior vita. È più frequente di quanto ci si possa immaginare e generalmente i problemi nascono con il patrimonio e le proprietà ricevute in eredità. Capita che alcuni figli vogliano vendere subito gli immobili mentre uno si dice contrario e non vuole vendere.

Opponendosi alla scelta di disfarsi della proprietà impedisce ovviamente anche agli altri eredi di poter vendere la casa, visto che si tratta di un bene indivisibile. Ricevendo l’eredità, qualora questa venga accettata, gli eredi si vedono parte di una comunione ereditaria, in quanto ognuno di loro è contitolare del patrimonio.

E’ quanto stabilisce il Codice Civile all’art 1.100, che specifica come il bene in oggetto debba essere gestito con le regole della comunione in quanto esso è di proprietà di più parti. In pratica il bene è di tutti gli eredi che ne possono usufruire in egual misura, beneficiare degli utili se ve ne sono ed anche sostenere eventuali costi se presenti. Tutto questo avviene fino a quando non si arriva alla divisione della comunione ereditaria.

In questo articolo affrontiamo cosa accade quando uno degli eredi decide di non voler vendere casa e soprattutto capiamo quali sono le possibili strade per uscire da una situazione di stallo che non permette la vendita.

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Vendere casa se l’altro erede è contrario: come trovare un accordo

Vendere un immobile ereditato

Esistono quattro soluzioni per riuscire a vendere casa se l’altro erede è contrario. Due di esse sono meno complicate: la divisione per testamento e l’accordo fra gli eredi. Le altre due, un po’ più tortuose, sono il retratto successorio e la divisione giudiziale, due istituti che la legge fornisce per porre fine alla querelle tra le parti che non riescono proprio a mettersi d’accordo. Analizziamo ognuno dei possibili casi nel dettaglio.

Divisione per testamento

Qualora il testatore abbia lasciato un testamento prima di morire non serve ricorrere a un giudice per dividere il patrimonio parte dell’eredità. In questo caso i beni verranno ripartiti tra gli eredi in parti eque secondo le indicazioni testamentarie. Lo stabilisce l’art. 734 del Codice Civile: se non ci sono diritti lesi nella divisione per testamento quella della successione effettuata quando la persona è ancora in vita è la soluzione migliore.

Accordo tra gli eredi

Se tutti gli eredi facenti parte della comunione si trovano d’accordo sulla vendita dell’immobile non occorre l’intermediazione degli avvocati e si procede alla vendita del bene. In questo caso la vendita avviene tenendo conto delle quote di proprietà di ogni erede. La comunione tra gli eredi sussiste fino a quando non si è completata la vendita della casa, poi è possibile scioglierla, a meno che non vi siano ancora altri beni in comune.

Retratto successorio

Il retratto successorio si verifica quando una delle parti vuole vendere la sua quota ereditaria. Colui che mette in vendita la sua parte deve dare agli altri eredi il diritto di prelazione e comunicare il prezzo al quale intende vendere la sua parte di immobile. I proprietari delle restanti quote hanno 60 giorni di tempo per accettare o meno la proposta di acquisto. Nel caso in cui gli altri eredi non vengano informati della vendita potranno ottenere la quota riscattandola, sia dall’acquirente che dagli altri aventi causa fino al momento in cui sussiste la comunione ereditaria sui beni che rientrano nell’eredità.

Divisione giudiziale

L’ultima ipotesi, qualora gli eredi non riescano a trovare un accordo tra di loro, è la divisione giudiziale che si basa su tre step sommari: stabilire quali sono i beni al centro dell’eredità, liquidarli in base alle quote di ogni erede e provvedere all’assegnazione delle parti per sorteggio se tutte sono di uguale entità. Nel caso invece abbiano percentuali diverse saranno attribuite dal giudice.

La divisione giudiziale deve però tener conto dell’età degli eredi. Se sono tutti minorenni bisogna attendere che ognuno di loro abbia compiuto i 19 anni di età. In alcuni casi il testatore potrebbe aver apposto un vincolo temporale preciso, ovvero che la divisione dei beni facenti parte dell’eredità debba avvenire entro i 5 anni dal giorno della sua morte.

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